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martedì 28 giugno 2016

FABULAZZO OSCENO - Dario Fo



FABULAZZO OSCENO
Spettacolo di Dario Fo costruito su quattro monologhi in dialetto. 
Rappresentato ai Cinema-Teatro Apollo di Firenze il 25 febbraio 1982, venne pubblicato a Milano nel 1982.


IL TUMULTO DI BOLOGNA

Siamo nel 1334. Bologna, sede amministrativa e militare per il controllo delle terre pontificie, viene coinvolta, per volere di un delegato della Chiesa, in un attacco contro Ferara. I potenti
promettono alla popolazione che la battaglia sarà rapida e indolore. L'esito dello scontro invece si rivela disastroso: solo la metà dei bolognesi tornano vivi. Serpeggia quindi tra la gente una grande rabbia. Il legato, per paura di un tumulto popolare, si rinchiude assieme ai suoi uomini in una imponente fortezza che sembrerebbe inattaccabile. Ma, a questo punto, succede un fatto davvero imprevedibile, un'intuizione geniale degli assedianti: i contadini, attraverso un bombardamento di sterco, riescono a espugnare il castello, costringendo i nobili alla ritirata.


 LA PARPAJA TOPOLA

Giovar Pietro è un selvaggio pecoraio che passa gran parte dell'anno solo sull'alpe. Ha un padrone assai potente che possiede migliaia di terre e di casali; quest'ultimo, morendo, lascia tutto in eredità al ragazzo, che si ritrova ricco. Il giovane diviene improvvisamente oggetto di attenzioni da parte di molte madri che vogliono proporre le loro figliole come spose. Ad avere la meglio è però il prete Don Faina, che ha come amante una bellissima e delicata fanciulla, di nome Alessia. La madre della ragazza, soprannominata Volpassa, intimorita dal fatto che si sappia in giro della tresca, ha imposto a Don Faina di trovare un marito per la figlia, che sarà appunto Giovan Pietro. Il pecoraio scende a valle per la cerimonia nuziale; ma, terminata la celebrazione, il prete, per rimanere in intimità con la sposina, allontana Giovan Pietro con la scusa di accompagnare la Volpassa nella propria abitazione, dall'altra parte della foresta.
Ritornato a casa, il ragazzo è di nuovo costretto a ripercorrere il tragitto per recuperare la parpaja che Alessia - che è in verità stanca dopo una notte d'amore con Don Faina - sostiene di aver dimenticato dalla Volpassa (la parpaja topola è una poetica metafora per indicare il sesso femminile: la parpaja è una farfalla). 
La Volpassa darà al genero un cestino in cui si infila inavvertitamente un topolino. Durante il rientro la parpaja (cioè il topolino) gli sfugge e l'uomo torna da Alessia triste e demoralizzato. Il candore e l'ingenuità di Giovan Pietro conquistano il cuore della donna, che, pentita di aver ingannato il marito, lo tranquillizza e lo accoglie nel suo letto. 
Il pastore finalmente può riposare, lasciando dormire anche la parpaja che egli immagina stanca per la lunga traversata.


LUCIO E L'ASINO

Lucio sogna di trasformarsi in uccello e di poter volare. Decide, pertanto, di andare in Tessaglia, dove gli hanno assicurato che esistono streghe che riescono a trasformarsi in ogni tipo di animale e di oggetto. Giunto sul posto, una sera Lucio assiste a un rituale di magia: la padrona della casa in cui vive si trasforma in un'aquila e vola via. 
Seguendo attentamente le indicazioni lasciate dalla donna, egli ritenta l'incantesimo, ma, invece di trasformarsi in un volatile, si ritrova asino. Al povero Lucio asino ne capitano di tutte: dalle mani di alcuni briganti passa a quelle di una famiglia che lo vende a uno del circo che, prima, lo costringe a fare il numero dell'asino sapiente, poi a fare sesso in pubblico. 
Solo alla fine, e dopo tante e tormentate avventure, Lucio riuscirà a riconvertirsi nella forma umana.


IO, ULRIKE, GRIDO...

Ulrike Meinhof (la terrorista tedesca della banda Baader-Meinhof) è da quattro anni dentro una prigione tedesca. La donna, sottoposta al più crudele dei regimi carcerari, grida contro la tortura fisica e psichica messa in atto dallo Stato tedesco.
L'hanno seppellita in un sepolcro di silenzio e vive nell'attesa che le ordinino di suicidarsi.

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