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giovedì 1 settembre 2011

IL SINDACO DEL RIONE SANITA’ - Eduardo De Filippo



IL SINDACO DEL RIONE SANITA’


Regia - Eduardo De Filippo


Attori - Eduardo De Filippo, Ferruccio De Ceresa, Vincenzo Salemme, Luca De Filippo, Gino Maringola,
Lina Polito, Antonio Angrisano

Genere - Teatro/Commedia


Distribuzione – 01 Distribution



  
      
PERSONAGGI

Immacolata
Geraldina
Gennarino
'O Paòummiello
'O Nait
Catiello 'e Somma
Fabio Della Ragione
Don Antonio Barracano
Vicienzo 'O Cuozzo
Rafiluccio Santaniello
Pascale 'O Nasone
Armida
Amedeo
Rituccia
Arturo Santaniello
Luigi
Vincenzella
Peppe Ciucciù
Zibbacchiello
la moglie di Pascale

Riduzioni cinematografiche TV: una trasposizione televisiva con regia dello stesso autore del 1964,con Eduardo, Ugo D'Alessio, Enzo Cannavale, Antonio Casagrande, Luisa Conte e Pietro Carloni.
 Un'altra del 1979. Fra gli interpreti di quest'ultima, oltre lo stesso Eduardo, Luca De Filippo, Franco Angrisano, Ferruccio De Ceresa, e un giovanissimo Vincenzo Salemme.

Cinema: un film del 1996 di Ugo Fabrizio Giordani, intitolato Il Sindaco, con Anthony Quinn nel ruolo di Don Antonio e Raoul Bova e Maria Grazia Cucinotta nelle parti di Rafiluccio e Rituccia; qui però la trama è leggermente modificata, spostando l'ambientazione in America.




         
UN DRAMMA CHE DENUNCIA

Corrado Alvaro, che liquidò con poche parole vari pseudo-problemi sollevati dalla critica a proposito del teatro di Eduardo de Filippo, tra l’altro egli disse…
“Se dovessimo cercare nel teatro italiano l’eroe di tutti i giorni, lo dovremmo indicare nel teatro di Eduardo”….
E’ qui, dunque, l’essenza dell’universalità del teatro di Eduardo… aver visto nel napoletano “l’eroe di tutti i giorni”, il cittadino di qualsiasi paese.
L’arte dello scrittore segue, in questo, dai suoi inizi, un cammino parallelo a quello dell’attore. Questi deve, gradualmente, liberarsi dalle necessità che lo legano alle compagnie dialettali, dai limiti del ruolo (“secondo brillante” in un primo tempo, nella compagnia di Vincenzo Scarpetta) dalla subordinazione di scritturato e dall’ambito strettamente locale.
Nelle prime due commedie, o farse (molte delle quali non più rappresentate o pubblicate) la napoletanità, la Napoli, cioè, “vista” napoletanamente, è strettamente legata alla tradizione dialettale, sovrasta.
Una svolta Eduardo imprime alla sua arte di nascente commediografo allorché, coi fratelli, spezza i vincoli che li tengono legati al mondo teatrale napoletano ed affrontano la grande avventura, percorrendo l’Italia, con la compagnia (“I De Filippo”).

Siamo intorno al 1930…, e del 1931, dopo “l’umorismo doloroso” (Pandolfi) di “Sik-Sik”, che è del 1929, è il primo capolavoro eduardiano, “Natale in casa Cupiello”.
Comincia, dunque, negli anni dal 1929 al 1934 il nuovo corso del teatro di Eduardo che, intanto, affina la tecnica dello scrittore, anche se, da allora, dopo “Sik-Sik” e “Natale in casa Cupiello” l’evoluzione non è rapida. La ritardano le condizioni generali del paese per l’atteggiamento del governo fascista verso i dialettali (“erano tollerati, dirà un giorno Eduardo…, ma era il Paese che, purtroppo, tollerava “loro”) e condizioni particolari della Compagnia.
Ma dopo la Liberazione, sarà la realtà del dopoguerra a dare pieno sviluppo alla poetica di Eduardo (un dopoguerra le cui conseguenze presentano particolari caratteristiche a Napoli ma che hanno un tragico comune denominatore in ogni Paese vinto).
Ecco che Napoli, diventata “milionaria” è vista “napolitanamente” sotto certi aspetti, che si legano alla inesauribile inventiva del napoletano (e anche, perché no?, alla tradizione comica)…, ma il dramma del reduce e il dramma dello sconvolgimento morale di una famiglia sono già universali.
Verso questa universalità, verso, cioè, l’umanità dell’”eroe di tutti i giorni” si avvia rapidamente e sempre più decisamente ed impegnativamente., il teatro di Eduardo da “Questi fantasmi” a “Filumena Maturano” ed alle successive commedie.


“Il Sindaco del Rione Sanità” può, forse, per il suo ambiente e per le caratteristiche di un protagonista capo della camorra, indicare il ritorno ad una Napoli vista “napolitanamente?” …No. Una risposta affermativa sarebbe del tutto errata (e lo stesso si dica per “Sabato, domenica e lunedì” e, soprattutto, “Il figlio di Pulcinella”).
“Il Sindaco del Rione Sanità” è il primo dramma di Eduardo, se l’epilogo sanguinoso rende più opportuna questa definizione specifica, anziché quella generica di commedia.
La vita di Antonio Barracano, che ora ha 75 anni, gangster in America e capocamorra a Napoli, nel rione sanità origina, come ovunque origina, il brigantaggio…, da un primo delitto per un torto subito e per una ragione non potuta far valere. Il dramma è la denuncia dell’insufficienza, della corruzione, dell’irrisorietà dell’amministrazione della giustizia. (“La società mette a frutto l’ignoranza” perché “Sui delitti e sui reati che commettono gli ignoranti si muove e vive l’intera macchina mangereccia della società costituita”)…, e, da che mondo è mondo, la scoperta più grande è stata la carta, la quale “diventa busta quando prima di chiuderla ci si mettono dentro i biglietti di banca che pure sono di carta”. Non siamo più a Napoli ma ovunque…, l’universalità è quella di un mondo in cui non c’è giustizia e sarà intelligente colui che saprà organizzarla per proprio conto, coi propri mezzi…, e benemerito della collettività degli infimi, degli “ignoranti” sarà colui che spenderà la propria intelligenza a loro vantaggio, come per trenta o quarant’anni della sua vita ha fatto, e come fa, Antonio Barracano. Quelli che abitualmente vengono denominati delinquenti non sono che vittime di una società che li tiene in stato d’ignoranza… proteggendoli, pur con mezzi banditi dalla legge, egli è convinto di aver esercitato una missione (“io la notte devo mettere la testa sul cuscino e devo dormire…, per fare questo devo tenere la coscienza a posto”). “Ho commesso, dice, atti di sangue, sì, ma sempre per la giustizia”.
E per la giustizia egli rimette la vita, dopo aver obbligato un padre disonorato al compimento dei suoi doveri paterni.
Barracano, che in casa sua amministra giustizia e che giudicando fra l’usuraio e l’infelice da lui dissanguato, ordina al primo di fingere di contare il denaro della restituzione e di restituire al debitore la sua dichiarazione di debito, come se fosse stato pagato, ha la stessa grandezza e la stessa patria, la patria ideale della giustizia, di Azdak di Bertold Brecht, il giudice del “Cerchio di gesso nel Caucaso”.


SABATO, DOMENICA E LUNEDI -  Eduardo De Filippo



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